Riflessioni sulla questione Pomigliano

L’argomento in questo momento che mi stimola è la questione Pomigliano come questione esemplare, di principio. Il risultato di quella competizione verrà presa con molta probabilità ad esempio da altri ed utilizzato a proprio favore.

A mio modesto parere dovranno essere i lavoratori di Pomigliano e solo loro, a prendere questa difficile decisione.

Da parte mia ritengo che un aumento delle ore di lavoro, la diminuzione del salario, sono cose già sperimentate in tutta Europa, dalla Germania alla Francia etc…la rinuncia ai diritti costituzionali (vedi libertà di sciopero) invece la ritengo molto più grave e importante.

La difficoltá di quei lavoratori è che si trovano davanti ad un ricatto indifesi, indifesi perché come dicevo in altra e-mail tutto iniziò alcuni anni fa, quando fu stabilito il trattato WTO.

Fu allora che i rappresentanti dei lavoratori (partiti e sindacati) fecero mancare la difesa degli interessi delle classi lavoratrici dei paesi industrializzati. Non furono in grado di stabilire un meccanismo che prevedesse un aumento dei diritti dei lavoratori del terzo mondo senza che questi venissero pagati dai lavoratori dei paesi industrializzati come adesso viene chiesto.

Sullo stesso tema per esempio non si è previsto che mentre gli imprenditori (vedi le multinazionali) andavano a godere di particolari favori fiscali (ma non solo) andando ad impiantare le loro industrie nei paesi poveri, per quelli che restavano nei paesi industrializzati non si è previsto alcuno sgravio fiscale ne per loro ne per i loro lavoratori.

Questo tipo d’ingiustizia viene ora sbandierata dalla Lega e da Tremonti per raccogliere consensi proprio in quelle regione dove esiste la piccola industria, quella che non ha le capacitá di delocalizzare e che soffre della concorrenza spesso sleale, di quelle multinazionali che sfruttano al massimo quelle popolazioni ancora a digiuno di democrazia e di diritti.

Loro, le multinazionali, dimostrano di essere internazionali, hanno una visione globale del mondo. Prima c’era una forza politica: quella comunista, che faceva riferimento all’URSS ed aveva una visione mondiale, cosi come l’aveva l’internazionale Socialista. Quella comunista non esiste più, quella socialista è sulla difensiva il tutto il territorio europeo. L’unica rimasta
in piedi e che tiene conto degli avvenimenti globali sono quelle forze capitaliste che hanno come loro punti di riferimento non più gli Stati ma le multinazionali.

Ecco, prendendo spunto da questa riflessione, si puó ben capire che la lotta che stanno facendo i lavoratori di Pomigliano è una lotta di retroguardia, perché le decisioni sono state già prese allora ed hanno portato quei frutti che vediamo. Solo la politica potrebbe avere la forza di rimettere in discussione quelle scelte di allora, questo è secondo me il compito di
quelle forze di sinistra (partiti e sindacati europei, ma non solo) per riprendersi quella credibilità che ormai gli sta sempre più sfuggendo di mano.

Gianfranco Tannino
tannino@tannino.de

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